Le conversioni perse con Google Ads: un problema reale ⚠️
In fase di gestione campagne di lead generation per i nostri clienti, Google Ads è spesso uno degli strumenti che utilizziamo per creare campagne che convertono.
È il luogo ideale per intercettare potenziali clienti che cercano in maniera attiva e ricorrente i servizi che offri, dalle consulenze professionali ai prodotti o servizi B2C e B2B.
Negli ultimi tempi, però, ci siamo trovati spesso ad affrontare un problema piuttosto grave: campagne attive e correttamente settate, annunci mirati e keyword studiate nel dettaglio, ma una parte delle conversioni non veniva registrata correttamente su Google Ads.
Il risultato? Grandi lacune nei dati, impossibilità di capire quali annunci funzionassero davvero, quali parole chiave portassero i lead e difficoltà a prendere decisioni basate su informazioni affidabili.
Ci siamo accorti che il problema non derivava da errori di configurazione: spesso era causato da fattori esterni come i sistemi di consenso dei cookie, i blocchi lato browser, le restrizioni legate alla privacy o il caricamento asincrono dei tag. Tutti elementi che possono impedire a Google Ads di tracciare correttamente ogni interazione, facendo perdere una parte delle conversioni reali.
Quindi, in fase di analisi delle campagne, la nostra domanda era: da dove caspita arrivano i lead? Quali annunci e quali keyword hanno generato le conversioni? Come facciamo a capirlo, tiriamo i dadi?
Ovviamente, non ci siamo persi d’animo e abbiamo studiato una soluzione per risolvere il problema, utilizzando l’implementazione degli UTM in maniera strategica.
Strumenti utilizzati in questo tutorial ⚙️
Prima di entrare nel dettaglio del tutorial, ci teniamo a precisare che le landing page che realizziamo non sono mai soluzioni preconfezionate.
Ogni progetto viene sviluppato su misura, studiando attentamente le esigenze specifiche di ogni cliente e gli obiettivi di conversione.
Per farlo ci avvaliamo di strumenti solidi, affidabili e largamente utilizzati nel settore, come WordPress, i form di contatto nativi o l’integrazione con Contact Form 7.
In questo modo garantiamo soluzioni flessibili, personalizzabili e completamente controllabili, che permettono di implementare funzionalità avanzate come il tracciamento preciso delle conversioni tramite UTM, senza compromessi sulla qualità e sull’affidabilità della piattaforma.
La magia degli UTM: come li abbiamo utilizzati 🔮
I parametri UTM, aggiunti ai link delle campagne, diventano dei veri e propri “codici di tracciamento” che ci permettono di capire esattamente da dove arriva ogni lead: quale campagna, quale gruppo di annunci, quale singolo annuncio o parola chiave ha generato il contatto.
Si tratta di uno strumento strategico per colmare il vuoto lasciato dalle limitazioni del tracciamento nativo di Google Ads.
Nel nostro approccio, abbiamo scelto di utilizzare gli UTM in modo mirato e coerente: il link negli annunci di Google contiene informazioni precise, che, una volta collegate ai form di contatto, ci restituiscono un quadro chiaro e immediato della provenienza di ogni lead.
In questo modo, anche quando la piattaforma non registra direttamente la conversione, noi possiamo recuperare i dati reali, analizzare il comportamento degli utenti e ottimizzare le campagne sulla base di informazioni concrete, riducendo al minimo le ipotesi e massimizzando l’efficacia del budget pubblicitario.
Come funzionano gli UTM e come ci aiutano a risolvere il problema 👍🏼
Il viaggio specifico che abbiamo voluto far compiere ai nostri UTM è composto da tre step fondamentali, che nello specifico consiste nel:
- essere letti quando l’utente atterra sulla landing page
- essere salvati
- essere trasferiti al form di contatto nel momento giusto
Se anche uno solo di questi passaggi salta, gli UTM spariscono.
Nella maggior parte dei siti il problema è sempre lo stesso: il form di contatto compilato dall’utente, non sa nulla del link con cui quest’ultimo è arrivato.
Raccoglie nome, email, telefono ma non legge l’URL, non memorizza i parametri e quindi non li invia via mail.
E allora, come possiamo farli comunicare correttamente con landing page e form di contatto per farci passare i dati necessari di Google Ads?
Come risolvere il problema: tutorial pratico ✅
L’obiettivo è semplice: sapere esattamente quale campagna, annuncio o parola chiave ha generato ogni singolo contatto, per prendere decisioni sensate, valutare cosa tenere acceso, cosa spegnere e cosa modificare.
Vediamo quindi nel dettaglio ogni singolo passaggio!
Passaggio 1: preparare il link su Google Ads con gli UTM ✏️
Vai su Google Ads, in ogni annuncio attivo e inserisci gli UTM nel link finale che l’utente clicca.
Dovresti avere come risultato un link del genere:
https://landingpage.com/?utm_source=google&utm_medium=cpc&utm_campaign={campaignid}&utm_content={adgroupid}&utm_term={keyword}&utm_content={adid}
dove la source in questo caso è google, medium è il tipo di traffico che per noi è cpc, mentre tutti gli altri parametri sono volutamente neutri per essere poi compilati in base all’azione dell’utente.
Come si interpreta ogni parametro:
- utm_source → da dove arriva il traffico (es. Google)
- utm_medium → tipo di traffico (es. CPC)
- utm_campaign → nome della campagna
- utm_content → identifica il singolo annuncio
- utm_term → parola chiave che ha generato il clic
Scopo: catturare informazioni dettagliate su campagna, annuncio e keyword specifica da cui proviene la conversione dell’utente.
Passaggio 2: inserire lo script per la lettura dei dati nel codice della landing page 💻
Per far comunicare gli strumenti, serve uno script JavaScript che legga gli UTM dal link quando l’utente arriva sulla landing page e che memorizza i valori nei campi nascosti del form in modo automatico.
In pratica, lo script collega i dati del link agli input invisibili del form. In questo modo, quando l’utente invia il form, tutte le informazioni UTM vengono incluse nella mail.
Perché è importante? Senza lo script, i campi UTM resterebbero vuoti e non sapresti da quale annuncio o parola chiave è arrivato il lead.
Apri la tua landing page, vai nella sezione “code fields” o “tracking code” e incolla il seguente script:
<script>
document.addEventListener(“DOMContentLoaded”, function () {
const params = new URLSearchParams(window.location.search);
const fields = {
utm_campaign: “utm_campaign”,
utm_adgroup: “utm_adgroup”,
utm_term: “utm_term”,
utm_content: “utm_content”,
utm_source: “utm_source”,
utm_medium: “utm_medium”
};
Object.keys(fields).forEach(function (key) {
const value = params.get(key);
if (value) {
document.querySelectorAll(‘input[name=”‘ + key + ‘”]’).forEach(el => {
el.value = value;
});
}
});
});
</script>
Passaggio 3: configurare i campi nascosti del form 🥷🏼
Ora, nel form di contatto devi creare dei campi nascosti corrispondenti agli UTM. Noi abbiamo utilizzato CF7 e abbiamo integrato i seguenti campi UTM direttamente nel form, prima del pulsante “invia”:
[hidden utm_campaign]
[hidden utm_adgroup]
[hidden utm_term]
[hidden utm_content]
[hidden utm_source]
[hidden utm_medium]
Lo script in Javascript inserito precedentemente, popola automaticamente questi campi quando l’utente arriva tramite il link contenente gli UTM.
Passaggio 4: trasferire i campi compilati via mail 📩
Ora dobbiamo far sì che i dati acquisiti ci vengano inviati via mail.
Come facciamo? È molto semplice: inseriamo questi dati nella notifica di ricezione mail. Oltre a ricevere le informazioni di nostro interesse, avendo cura di non trattare dati sensibili, chiediamo che ci vengano inviati anche i seguenti dati:
— DATI GOOGLE ADS —
Campagna: [utm_campaign]
Gruppo annunci: [utm_adgroup]
Annuncio: [utm_content]
Keyword: [utm_term]
Fonte: [utm_source]
Medium: [utm_medium]
In questo modo, avremo anche la specifica di ogni singolo dettaglio riguardante la conversione, a partire dalla campagna fino ad arrivare alla singola keyword.
Perché questo sistema fa davvero la differenza 🎯
Lavorare con Google Ads senza avere dati affidabili sulle conversioni è come guidare al buio: puoi muoverti, ma non sai esattamente dove stai andando e quali scelte ti stanno davvero portando risultati.
L’integrazione degli UTM rappresenta uno strumento semplice ma potente per illuminare questa strada, permettendoti di attribuire ogni lead alla campagna corretta, capire quali annunci funzionano, quali parole chiave generano contatti concreti e, soprattutto, prendere decisioni basate su dati reali anziché su ipotesi.
Implementarli correttamente ti consente di massimizzare l’efficacia del budget pubblicitario, ottimizzare la strategia di marketing e avere una visione chiara dell’impatto di ogni singola attività.
Per approfondimenti, supporto ed eventuale gestione delle campagne Google Ads per migliorare la tua lead generation, contattaci!


